sabato, 21 novembre 2009

Questione di gusti, i gusti non si discutono ecc. ecc. Tutte balle; trovi sempre qualcuno che commenta, conoscenti, parenti, amici o perfetti estranei che si prendono "la briga e di certo il gusto" di giudicare le  preferite scelte altrui. L'ho imparato presto, a tredici/quattordici anni: non ricordo bene l'anno ma perfettamente l'episodio. Ero davanti alla baracchina dei gelati quando, dopo breve riflessione, ordinai a voce medio-alta, insomma quanto bastava a farmi sentire dal gelataio, un cono limone e cioccolato.
La ragazzina accanto, più grande di me e a me sconosciuta, commentò rivolta agli altri del suo gruppetto,
"Puhà, che schifo! Limone e cioccolato"
Limone e cioccolato è stata  un'accoppiata che è durata a lungo. Adesso preferisco arancio e cioccolato e la Perugina è con me, visto che ha pensato e messo sul mercato due prodotti,gelato per l'estate e sfoglie di tavoletta per l'inverno, proprio al gusto arancio e cioccolato. Che dire poi delle tradizionali "scorzette" che ho comprato anche quest'anno al Ciocoshow in Piazza Maggiore.
Un'accoppiata che invece faccio fatica a rivendicare, come diritto al rispetto dei gusti personali è...
Quella tra il salame e il cioccolato. Ho provato, tempo addietro, a parlarne in pubblico (max 4 persone radunate) e ho visto espressioni sconcertate. Al che ho desistito dal dichiarare i miei gusti, anzi, peggio, ho cominciato a dubitare d'essere nel giusto, in merito alla famosa indiscutibilità dei gusti. Se gli altri nella totalità dissentono, forse l'accoppiata è davvero schifosa, roba da pervertiti in fatto di alimentazione, insomma un'aberrazione. A questo ho ripensato stamattina mentre consumavo la mia colazione, tigella al salame in una mano e scorzetta cioccolato- arancia nell'altra, nella privacy delle mie mura domestiche.
L'indiscutibilità e il rispetto dei gusti personali rimane pura teoria quando la maggioranza non approva, giudica e condanna al grido di "Puha! Che schifo". E lo so che centra poco, ma se  Piero Marrazzo fosse stato incatrato invece che con un transessuale, con una prostituta o "escort" anch'essa maggiorenne e consenziente, mi sto chiedendo se l'impiccio avrebbe avuto lo stesso peso e la stessa rivelanza.
In materia sessuale siamo lontani anni luce dal rispetto dei diversi gusti e preferenze.
E io nell'ombra finisco la mia colazione, deliziosa per me, alquanto strana per il pubblico giudizio.
E dato che passare per una che ha degli "strani gusti" proprio non mi va, non vengo allo scoperto.

E non mi chiedano di fare outing. 

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venerdì, 23 ottobre 2009
Ieri è stata la giornata, anzi il pomeriggio, o meglio l'ora (tra le 16 e le 17) dell'incontro piacevole con la terza età. Non sempre succede e quindi è per me degno di nota.
Ero alla fermata dell'autobus, nel mio quartiere, in una zona però non proprio vicino casa, e come spesso faccio, guardavo i palazzi intorno, contavo i balconi, mi sporgevo scendendo dal marciapiede per vedere la fattura delle finestre e,  visto che l'autobus non arrivava, ho fatto una capatina anche nei cortili interni. Le finistre del piano terra avevano scuri di legno schermati all'interno da tendine; la piacevole sensazione di poter guardare dentro e immaginare le vite di chi abita in quelle case mi spinge davanti ai portoni, a leggere i cognomi delle persone. Una anziana signora si avvicina con le chiavi e mi vede intenta a leggere le targhette dei campanelli.Colta sul fatto immagino la sua reazione, sguardo diffidente e interrogativo della serie "Chi è questa e cosa vuole dalle persone che abitano qui", invece la domanda che mi aspettavo la rivolge con tono gentile e sguardo sorridente: "Cerca qualcuno?"
-No, no, rispondo
-Leggeva...,replica Lei come  fosse la cosa più normale di questo mondo
Rassicurata, mi trovo a dirle che si, mi capita spesso di fermarmi a leggere le targhette fuori da un portone, chiedendomi chi ci abita, quante famiglie vivono e da quanto tempo.
-E' qui da tanto...aggiungo accennando alla palazzina
-Oh si, da prima della guerra, i bombardamenti l'avevano distrutta, poi a guerra finita i proprietari  hanno ricostruito, e nel tempo hanno venduto gli appartamenti.
-Da prima della guerra? Pensavo fosse una costruzione degli anni sessanta, più recente...
Intanto la signora è ormai entrata nel portone, io sto per andarmene, poi ci ripensa, esce fuori e dice
"E' più recente, il '45 è prima del '60".    Con la coda dell'occhio vedo l'autobus che si sta avvicinando, devo raggiungere la fermata, e mentre inizio a correre per non perderlo, mi volto e rispondo:"Si certo, viene prima degli anni 60, è più recente!" Il grazie che pronuncio a voce alta quando sono ormai di spalle è rivolto alla sua gentilezza.  Sull'autobus, posto in piedi, sono davanti ad un vecchietto seduto di fronte ad un piccolo bambino mulatto tenuto in braccio da una ragazza con la carnagione bianchissima. il vecchietto scherza con il bimbo, si diverte a farlo sorridere guardandolo, nascondendo lo sguardo per poi riguardarlo. Una sorta di cucù-sette. Nel mezzo del gioco il vecchietto alza gli occhi (io sono in piedi davanti a lui) e mi indica sorridendo, con un cenno del capo, il bambino. Io annuisco e sorrido a mia volta, come per dire, ho visto, ho visto, che carino. Allora il vecchietto che fa, anzi che dice?   "VUOLE SEDERSI..."  A me, che ho sicuramente la metà dei suoi anni, e con i pantaloni della tuta e una maglia certo non posso far credere d'essere incinta. -No, no...grazie, scendo tra poco-, farfuglio per l'inaspettata cortesia.
In strada ripenso agli incontri. L'anziana di prima ha soddisfatto con garbo la curiosità di una estranea(io)  L'anziano sull'autobus si è dimostrato  gentile con il bambino scuretto (e non è poco), e cavaliere con me.
Per oggi, per questa ora, basta e avanza chissà per quanto.
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sabato, 03 ottobre 2009

Astinenza

Insieme alle note astinenze, da sesso, da cibo (vedi dieta), da tabacco, quando tenti di smettere di fumare, registro oggi una nuova astinenza, l’astinenza da spesa. In barba al Cavaliere, che continua a rimproverarci per il rallentamento dei consumi,  colpa  della psicosi disfattista e anti italiana della propaganda comunista, i consumi sono di fatto diminuiti. Ne consegue che il popolo è altamente suggestionabile: “crede” di vivere una crisi economica, di essere in cassa integrazione, o di avere uno stipendio dal risicato potere d’acquisto, mentre invece “nessuno resterà indietro” e quindi va tutto bene.
A causa di questa psicosi disfattista senza fondamento è iniziato il mio percorso di spesa consapevole, che ha presentato però risvolti psicologici inaspettati.
Ho cominciato con semplici considerazioni.
Le verdure: ogni volta ne buttavo via una parte; insalata che marciva nella cassetta del frigo, che mi toccava ripulire, melanzane, zucchine,peperoni e pomodori che andavano a male.
Yougurt: confezioni famiglia/risparmio, che scadevano e passavano dal frigo al secchio dell’immondizia.
Patate, aglio, cipolle: dal tanfo inverosimile quando non arrivavo a consumarle.
Idem per limoni e agrumi vari, ricoperti di verde muffa in attesa d’essere mangiati.
Ergo, compravo troppo; occorreva rapportare la quantità da acquistare all’effettivo consumo settimanale. E già così ho dimezzato la spesa. Soddisfatta per l’avvenuta razionalizzazione non avevo però “fatto i conti” con la sindrome da frigo semi vuoto…Perché il frigo non si riempie con 6 zucchine, 4 peperoni, 2 cespi di insalata e così via. E’ una vittoria della ragione ma è una desolazione per l’anima e la vista. La stessa cosa vale per merendine, biscotti e salatini vari acquistati in pacchi doppi e di diverse marche che riempivano il posto loro assegnato in cucina: quando apri lo sportello del pensile e ne trovi “solo” tre confezioni ti sembra vuoto. Ora, io lo so che abbiamo dei bisogni indotti, costruiti ad arte da questa società consumistica, è che io è in questa società che vivo e, lo confesso, faccio molta fatica a passare indenne tra gli scaffali colorati e ammiccanti del supermercato chiedendomi “mi serve?” davanti ad ogni prodotto. Sono in crisi d’astinenza da spesa. Il frigo e i pensili della cucina  semi vuoti non si svuotano a fine settimana, segno che sono nel giusto: né troppo né troppo poco, ma fatico a digerire il razionamento oculato. Sono soddisfatta del mio percorso di spesa consapevole che però mi deprime.
Aiuto, sono in crisi di astinenza e con qualcuno devo prendermela.
Con chi ?

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sabato, 05 settembre 2009
Non è un argomento allegro, ne parlo cercando di  evitare toni critici e cinici. Ho sempre avuto rispetto per i suicida, nessuna presa di posizione sulla sacralità della vita; quando, come diceva una mia amica, è più terribile vivere che morire, allora la scelta va rispettata. Alla larga anche dalle banalità del tipo è più difficile vivere che morire, il suicidio è un atto di codardia. Poste le premesse, veniamo al dunque. Questa mattina ho incontrato T., una splendida trentacinquenne solare, intelligente e sensibile, che non posso definire nè una semplice conoscente nè un'amica. Abbiamo lavorato per un anno insieme, si era stabilito tra noi un bel rapporto, confidenziale, privileggiato rispetto alle altre con cui lavoro da anni. Sapevo del suo Lui e delle sue difficoltà lavorative, non dovute, e sottolineo, Non dovute al periodo di crisi economica, ma ad un percorso professionale insoddisfacente in cerca di cambiamento; sapevo di Lei e dei suoi tentativi di dargli forza e sostegno. Lui più grande di 10 anni.
Dopo 17 anni di convivenza, la depressione di Lui, latente e giustificata da entrambi con motivi lavorativi e di realizzazione personale aumenta, T. non può più farci niente, il loro amore non ha più senso, si è consumato fino agli sgoccioli.
Un anno fa T., insegnante laureata, abilitata, vincitrice di concorso, dopo tanta gavetta ottiene finalmente un posto di ruolo. "Neppure io però gli bastavo più", mi dice stamattina.
Ad Aprile si lasciano, continuano a sentirsi tutti i giorni, e a vedersi, hanno in comune tante cose compreso un cane, che sta al posto del figlio progettato ma mai "messo in cantiere" in attesa di tempi più propizi.  Si lasciano ad Aprile e dopo tre mesi Lui si uccide.
E fa in modo che sia Lei, da sola, a trovarlo.
T. è distrutta, reagisco al suo racconto, che viene fuori smarrito, mormorando "Bastardo".
Bastardo è la prima parola che mi è venuta, al di là delle mie premesse sul rispetto per i suicida: Lei non dice si è suicidato, ripete  A. è morto, come per prenderne coscienza.
Sicuramente Lui non poteva desistere dal suo proposito tanto per non recarLe un dispiacere, ma c'è stato in quel proposito una intenzionalità  nascosta, quella di colpirla in modo indelebile. Anche se sa che non è stata a causa sua, Lei di quella morte porterà, senza averne colpa, per sempre il peso.
Per questo Lui per me è stato un bastardo.
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mercoledì, 02 settembre 2009
Archiviate vacanze, comincia Settembre e si ri-comincia a lavorare. A chi invece rensava di riprendere a lavorare e invece si è visto recapitare una lettera di licenziamento, a 38 anni e dopo 13 passati nella stessa ditta, tutta la mia solidarietà. Con cui però non si mangia, non si paga il mutuo della ristrutturazione, non si campa il bebè di otto mesi. Ma tanto va tutto bene e tutti sono tutelati. 
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venerdì, 31 luglio 2009

Delirio post-post moderno
Questa volta l'argomento non è l'alienazione del non-luogo, leggi spazio iper, super mercato, questa volta è il dopo spesa, che mi dà da riflettere.
Tornata a casa, svuotando le borse, ho sempre più la sensazione di vivere in un sistema omologante: in un unico "posto" ho comprato uova, carne, latte, verdure, frutta, pane, tutti impacchettati in vaschette di polistirolo o buste e retine di nylon o confezioni di plastica. Sistemando la carne, mi viene in mente un bambino che ho conosciuto, che diceva che il pollo non era un animale, il pollo era quello che la mamma comprava alla Coop, riferendosi appunto alla vaschetta con i pezzi di carne dentro. L'uovo probabilmente non l'aveva mai visto singolo, ma sempre in confezioni di plastica da quattro, sei o dieci; e forse anche gli ortaggi e la frutta "nascevano" al supermercato e lì si trovavano se volevi mangiarli. Ovviamente dovevi mettere tutto sul nastro trasportatore, e beate le cassiere che guadagnavano tanti soldi, pensando che l'incasso della spesa andasse tutto a loro. Ora, io non sono quel bambino e ho l'età della ragione, però guardando ciò che ho comprato mi assale una sensazione di estraneità  riguardante i prodotti stessi. Forse se avessi comprato il pane e i biscotti dal panettiere, il latte, le uova e il formaggio dal lattaio, la frutta e la verdura all'ortofrutta, e la carne dal macellaio mi sarei sentita più vicina alla realtà, e non avrei avvertito questo senso di assurdità. Però è scomodo e io sono pigra, non ho voglia di girare e mangio omologato, come dice Ascanio Celestini:
Noi che facciamo la spesa al supermercato mangiamo tutto e tutto ha lo stesso sapore, che è un non sapore tranquillizzante.
E poi non ho la determinazione di chi si iscrive ai GAP, gruppi organizzati di condomini o colleghi che si fanno recapitare casse di frutta e verdura dal contadino, ne ho lo spirito di chi invece va dal contadino a comprare o addirittura paga per andare a raccogliersela. Occorrerebbe informarsi,prendere contatti, vedere dove sono le associazioni più vicine ecc ecc...Un'altro stile di vita, più pragmatico ma anche fortemente idealista: contro lo sfruttamento del lavoro contadino da parte della grande distribuzione, contro le leggi del mercato che impongono di distruggere i prodotti terrieri per far lievitare i prezzi, contro le regole economiche che determinano le importazioni di ortaggi dall'estero e il macero delle arance siciliane.
Si, si, sono daccordo, ognuno nel suo piccolo può fare la sua rivoluzione, che tanto il sistema non lo abbatte. Ah, dimenticavo il boicottaggio nei confronti delle multinazionali: evitare quindi di comprare certe marche, e la solidarietà dimostrata verso i Paesi in via di sviluppo, con gli acquisti del commercio equo e solidale appunto.
Troppe cose tutte insieme: più facile prendere e mettere nel carrello.
Certo che se decidessi per un'altra impostazione, magari non avvertirei questo senso di assurdo e starei meglio, psicologicamente. E magari se smettessi di fumare e facessi attività ginnica starei meglio, fisicamente.
Però se mi sbrigo a sistemare la spesa magari penso ad altro.
E faccio prima.

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domenica, 12 luglio 2009

Giorni fa ho sentito una frase,un modo di dire, che non conoscevo. Non che pensassi di conoscere tutti i luoghi comuni e le frasi fatte, ma questa mi è sembrata proprio curiosa, e ha dato il via a una serie di considerazioni. La frase in questione è:
METTERE I FIOCCHI

Magari  tutti conoscono questa frase tranne me, ma chi l'ha usata ha poi esplicitato il significato:
"E' una persona che mette i fiocchi dappertutto, che quando apre bocca abbellisce tutto ciò di cui parla..."
Dunque: conosco persone che si costruiscono una realtà parallela, più bella, ovviamente, di quella che vivono. Si inventano fidanzati/e che non sono tali, narrano di imprese sessuali mai vissute, inventano insomma, e lo si capisce dalle tante contraddizioni in cui inciampano parlando.
Esempio realmente accaduto:
-Questa estate me ne vado in campagna dai miei, servita e riverita
-Ma non avevi detto che andavi in Spagna con il tuo ragazzo?
-E...si, viene anche lui
-In Spagna o in campagna?
-No...,ma è che adesso abbiamo da fare. Domani infatti non vengo a lavorare. Io e Luca andiamo all'Ikea a comprare i mobili perchè ci sposiamo.
(Due giorni dopo)
-Allora, avete comprato i mobili ?
-Si, mia sorella voleva cambiare la camera da letto
-Scusa ma, non eri tu che dovevi comprare i mobili per sposarti?
-He ma, io e Flavio siamo stati tutto ieri al pronto soccorso, sai com'è
(risatina) mi ha fatto venire un'emmorragia. In Spagna non siamo mai usciti dalla camera dell'albergo.

Giorni, nomi e luoghi che si accavallano, si mescolano, si elidono a vicenda. Persone così ne ho incontrate, poche (due) ma le ho incontrate.
Persone che mettono i fiocchi ancora no. Oppure, se in questa categoria rientrano le persone che osannano tutto ciò che sono, fanno e hanno, allora si, posso dire di averne conosciute: sono quelle che ti fanno sentire una schifezza in terra quando parlano di come è soddisfacente la loro vita sentimentale, di quanto è ricca e divertente la loro vita sociale, di quanto è appagante la loro vita professionale fino a chiedersi "Ma perchè non sono tutti come me? Se tutti fossero come me, il mondo andrebbe bene" La frase riportata tra virgolette è autentica, citazione di una collega che si crede (e si pone) al di sopra di tutti per onestà, correttezza e virtù. E' che dopo averne dette di tutti i colori contro chi si separava, tuonando e criticando al suono di Eh no, noi invece, io e L.(il marito), ponendosi sempre a modello di unione coniugale e genitoriale, la tale, dicevo, è stata mollata dal marito medesimo. Dato però che continua a ritenersi il meglio che c'è nel mondo, mentre il coniuge "per problemi suoi personali"non ha retto a tale esempio di virtù e correttezza, la vedo troppo convinta per pensare che infiocchetti il tutto.
Eh no, forse chi mette i fiocchi è chi vede tutto sempre rosa: i nipoti per la nonna tanto carini e affettuosi, che invece vanno a trovarla perchè sperano di rimediare qualche integrazione di paghetta, la vicina di casa tanto premurosa e di compagnia, che invece coltiva il sogno di qualche ricompensa testamentaria, il bottegaio sotto casa così gentile e affezionato da portare la spesa a domicilio, perchè spendi un botto ogni volta, che se fossi ridotta a pane e acqua non si scomoderebbe di certo.
Ecco forse chi mette i fiocchi. Anche se non ho ancora capito se vuole vedere tutto infiocchettato, o se  crede veramente che la sua realtà sia rosa.
Ammesso che i fiocchi siano rosa.

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mercoledì, 24 giugno 2009
A Bologna il PD ha stravinto.
Per forza d'inerzia e in seconda battuta.
Si va avanti a tentoni, "ballottolaggiando"...
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martedì, 09 giugno 2009
Bologna al ballottaggio: lo storico attaccamento al partito di sinistra resta, anche se questo cambia nome e  annacqua le sue idee. I diciottenni al primo voto chiedono cosa barrare sulla scheda elettorale, i genitori rispondono:
-Vota PD
-...E perchè...?
-Perchè non vinca la destra.
Questa è l'unica risposta che si può dare, se in casa si è sempre votato a sinistra e parlato male del Berlusca, che questo poi è semplice, come un postulato, non ha bisogno di spiegazioni.
Fosse per loro, i diciottenni in questione, voterebbero Lega.
Altri annullano la scheda.
I più trasgressivi la Lega la votano davvero, "Troppi extracomunitari, che mi hanno rubato il motorino già due volte, e mi danno fastidio sull'autobus e in macchina non sanno guidare".
Ora, con queste fondamentali e pregnanti motivazioni, sia per gli adulti che per i ragazzi, sia a destra che a sinistra, speriamo di spuntarla al ballottaggio. Non fosse altro che per non sentire il coro mediatico dei politici del PDL esultare per avere espugnato la roccaforte rossa.
P.S.
Altra bella motivazione, questa. 
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lunedì, 04 maggio 2009

Veronica sei tutti noi
Veronica siamo tutte con te
Rialzati, Veronica
Liberati dal giogo dell'oppressore
Almeno tu, che puoi, liberati di lui
Dicendo quello che tutti pensano:
"Squallidosettantennenanosmaniosoboriosoconvintod'essere brillantepiacentepotentesenzaritegnoperlepessimefigureecc.ecc..........."

 

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