Per forza d'inerzia e in seconda battuta.
Si va avanti a tentoni, "ballottolaggiando"...
Veronica sei tutti noi
Veronica siamo tutte con te
Rialzati, Veronica
Liberati dal giogo dell'oppressore
Almeno tu, che puoi, liberati di lui
Dicendo quello che tutti pensano:
"Squallidosettantennenanosmaniosoboriosoconvintod'essere brillantepiacentepotentesenzaritegnoperlepessimefigureecc.ecc..........."
Mi sembra di avere capito che il ministro dell'interno Maroni ha proibito assemblee e manifestazioni nelle pubbliche piazze. Se avverranno, la polizia è chiamata a sgombrare l'assembramento; non ci si potrà più riunire "in piazza", unico spazio aperto e grande della città, per le manifestazioni studentesche, né usare la piazza per informare tramite assemblee cittadine. Conosco un tale, penso si chiami Ferdinando, che si è fatto, per più volte, qualche mese di prigione. Armato di uno sgabello e senza microfono, cede la parola a chiunque voglia salire su quello sgabello e parlare in merito alle sue provocazioni verbali. Ciò che legge
a voce alta e senza microfono riguarda il finanziamento universitario, la recente riforma dell'istruzione pubblica, oppure il meccanismo della scelta dei candidati nelle liste partitiche, e il loro conseguente scarso spazio di autonomia. E altro. Sono letture, brani, tratti da saggi di recentissima pubblicazione, articoli di giornalisti vari, opere di autori illustri passati alla storia della cultura. Il tutto coniugato a temi di attualità sociale.
Le persone che transitano per la piazza di Bologna, incuriosite dallo sgabello e da quest'uomo che legge e parla rivolgendosi ai passanti che si fermano, non possono fare a meno di ascoltare e guardare il passaggio del testimone-simbolo(lo sgabello) sopra cui gente comune sale per dare il proprio contributo al dibattito che si allarga, si allarga ad altre persone. Il riappropriarsi della pubblica piazza quale luogo di incontro tra cittadini non è fine a se stesso; c'è dietro un progetto, che è quello di stimolare, coinvolgere le persone affinchè si informino, discutano, vigilino sull'operato dei propri rappresentanti eletti. Per una "cittadinanza attiva". Ferdinando, così credo si chiami, interrogato in modo canzonatorio da un anziano signore circa il suo mestiere, ha detto di avere soggiornato quasi un anno e mezzo nelle patrie prigioni(tempo che ha usato per continuare a leggere, informarsi, ricercare) proprio perchè ciò che lui fa è illegale.
Non si può, per una legge, discutere tra più persone in una piazza. Questo divieto già c'era. E dire che ne ho visti di capannelli al centro di Piazza Maggiore negli anni trascorsi. Anziani, per lo più uomini, che di sabato e domenica mattina raggiungevano con l'autobus il cuore della città per bere un caffè, comprare il giornale e discutere del governo comunale o della locale squadra di calcio. Poi sono spariti, e al loro posto ho visto assembramenti composti da studenti universitari e altre persone, per lo più donne con in mani i sacchetti della spesa del vicino mercato, che discutevano sui motivi politici della protesta studentesca. Poi sono spariti tutti e la piazza era deserta in autunno/ inverno, e popolata da bambini e genitori in primavera/estate. Adesso sembra che Maroni abbia aggiunto il divieto di manifestare e riunirsi in assemblee di piazza. Divieto che non credo riguardi i comizi elettorali, dove c'è un uomo politico che sale su un palco (non su uno sgabello/testimone che si passa) e sotto c'è la folla che ascolta muta o infiammata di consensi stimolati ad arte da passaggi preparati.
Così ci vogliono: regolati e regolabili.
Neanche avessero timore di una cittadinanza attiva, che controlla l'operato dei propri rappresentanti ed è informata lealmente sui meccanismi interni alla politica trasparente del Paese.
Che se davvero ne avessero timore, sarebbe già qualcosa.
La qualità(eccellente) e la quantità
Filosofie diverse, differenti atteggiamenti: concedersi il tempo che occorre per gustare appieno il sapore della qualità (culatello di Modena, crudo di Parma, pane di Altamura, lardo di Colonnata), squisitezze che deliziano il palato.
Scofanarsi un big Mac, mega panino di hamburger farcito a più strati accompagnato da contorno di patatine fritte con l'opzione maionese o Ketcup.
Cosa preferire ? Risposta ovvia: la qualità, certo,
Qualità che, per essere assaporata, ha bisogno di piccole dosi. Affermazione provata dal classico test delle ciliege. Siete mai riusciti ad assaggiarne una, magari quelle di Vignola, varietà "moretta" o "duroni", senza subito dopo mangiarne un'altra, e poi un'altra ancora, fino a finirne un chilo? Il risultato è che dopo le prime due ciliege, il sapore in bocca si "stabilizza", non è che più mangiate più gustate; non si ri-assapora più, e oltre al danno la beffa, si rimedia un mal di pancia conclusivo.
E' che quando un sapore piace, riemerge l'antico istintivo atteggiamento infantile, quello che porta il bimbo a dire: "Buono, ancora" Poco importa se l'adulto avverte: "Adesso basta gelato, o ti verrà il mal di pancia"...Se è buono ne voglio ancora.
Nonostante il test delle ciliege e i mal di pancia da indigestione provino che il gusto non si riassapora, che quindi dopo la seconda, terza fetta il sapore del prosciutto, o di altra bontà, riempe e ricopre il palato anestetizzandolo, si continua comunque a mangiarne proprio per inseguire il piacere iniziale che vorremmo perpetuare. Inutile ma inevitabile
Se invece c'è abbondanza di scelta...perchè scegliere? Differenti sapori uguale a differenti piaceri, di tutto un po', e un altro po' di ciò che più ci è piaciuto. Un banchetto vero e proprio in cui, alla fine, sai di avere mangiato cose buone. E sapete cosa ce ne dà la certezza? Il dolce tepore dello stomaco pieno, la sensazione di appagamento provata coricati su un fianco, mentre si scivola nel sonno ristoratore post prandiale e si sente il calore della digestione che scalda l'anima.
Ebbene, questa sensazione, voi amanti dello slow food, scordatevela. Perchè c'è poco da digerire con un pezzetto di sushi o un assaggio di formaggio di fossa. Vere delizie del palato, sicuramente, ma lo stomaco vuole la sua parte: è un sacco e se è mezzo vuoto reclama. Se decidiamo di riempirlo con le prelibatezze sopra citate, a reclamare sarà allora il palato, che verrà privato dell'estasi iniziale pur continuando a lavorare. Quindi occorre decidere.
Il piacere della qualità o il piacere dell'abbondanza; cento grammi di funghi porcini di Alba o una zuppa di funghi misti, dove la percentuale dei prelibati tuberi( e non certo doc) è ridotta al lumicino ma almeno sazia con piacere. "Poco ma prelibato" o "Buono e tanto" ?
Nel mio caso pancia batte palato, che poi ho scoperto essere molto di moda. Ultimamente infatti si usa dare agli organi interni una valenza sociale. Una volta si diceva "mirare al cuore" delle persone per indicare un messaggio che centrava l'obiettivo, arrivando a comunicare direttamente con i sentimenti.
Adesso va di moda l'affermazione "parlare alla pancia" della gente, e la pancia si configura come la sede delle emozioni. Il palato è invece di solito accompagnato dall'aggettivo "fine" ed è sinonimo di raffinatezza, classe, èlite, per indenderci. Io espressioni tipo "sentire in pancia", "di pancia" le detesto.
La mia pancia, come il mio stomaco, con i suoi pesi sopra, sono e restano proprietà personale e non si prestano a nessuna nuova ondata populista. Alle piccole dosi dell'eccellenza preferisco l'abbondanza del buono, e al diavolo il giudizio scolastico per cui "buono" significa mediocre. Misurare il valore di una persona dal rendimento scolastico è idiota quanto giudicare con il famoso metro "dimmi come mangi(e bevi) e ti dirò chi sei" . Gustare una tazza di tè nero di buona marca industriale, con filtri in bustine di carta fa inorridire chi, come me, adora questa bevanda; preferisco però berne così cinque tazze al giorno, rinnovando l'appuntamento in orari diversi, piuttosto che prepararmene una mettendo in infusione foglie di una costosa e ricercata varietà di Ceylon. Sarà anche un fatto economico, ma ciò che è buono per me lo decido io, e non i nuovi esponenti dello slow food che presumono di preferire la qualità alla quantità.
Anche perchè la differenza non è sempre tra un big Mac di sapore omologato e un boccone di culatello di Modena doc. In mezzo ci sono mille sfumature, e io nel mezzo sto, scegliendo di volta in volta le mie tonalità di qualità e quantità.
LE SCARPE CON I LACCI
Due ore da passare dentro la sala d'attesa, dal medico. Nessuna voglia di allungarmi fino al tavolino per prendere qualche rivista da sfogliare. Avevo pensato di portarmi un libro da leggere, ma poi ho rinunciato, per pudore: non mi piace l'esibizione dell'immagine, del tipo guardate quanto sono "altro" io, immersa nella lettura che mi isola. Quindi rimane il gioco dell'osservazione, e comincio da quella numerica, così, per ingannare il tempo. Conto quanti tasti di velocità ha il ventilatore, (5) ancora lì da questa estate, quante pale ha il lampadario (5), quanti ganci ha l'appendiabiti (6); peccato, sarebbe stato curioso trovare lo stesso numero che si ripete. Leggo le scritte nei quadri appesi alle pareti, cinque righe, però i quadri sono quattro e le frasi riportate non hanno numeri uguali. Passo all'osservazione degli umani in paziente attesa del proprio turno.
Sono tutti anziani, la maggior parte donne, alcune sono lì per conto di un genitore, ancora più anziano e degente, lo si capisce dall'ascolto delle conversazioni che nascono spontanee. Lo sguardo si ferma sulle loro scarpe e noto che sono tutte scarpe con i lacci. Sono persone imbolsite dall'età, con gambe deformate dal gonfiore, due di loro hanno il bastone, ma hanno tutti le scarpe con i lacci. Ora, io colloco dette scarpe tra quanto di più scomodo e difficoltoso esista al mondo; ogni volta, per metterle, devi : allargare l'intreccio dei lacci, infilare il piede, che non entra mai al primo colpo, almeno per me, perchè non ho allargato abbastanza, stringere i lacci e poi allacciare facendo un nodino e un fiocco, che altrimenti si slacciano. Come fanno gli anziani, a effettuare tutte queste ultrascomode operazioni? Calcolando anche la posizione, che è sempre sfavorevole e prevede piegamenti dall'alto verso il più basso non si può. Le scarpe con la lampo almeno le metti in una mossa sola, idem per quelle con gli strappi. I lacci sono i più brigosi in assoluto, almeno per me, che sono qui in attesa dal medico per un mal di schiena. E deduco che gli anziani non solo sono una risorsa, ma hanno risorse inimmaginabili, se riescono a infilare i loro piedi gonfi dentro scarpe scomode da allacciare. Con le quali io continuo ad avere difficoltà.
(Loro invece no)